Trump impone dazi sull’importazione di celle e moduli

Il presidente USA Donald Trump ha scelto di imporre dazi doganali quadriennali su celle e moduli fotovoltaici. Le tariffe partiranno dal 30 per cento del valore nel corso del primo anno e caleranno di cinque punti percentuali all’anno fino al 15 per cento finale. Un’esenzione dai dazi è garantita per i primi 2,5 gigawatt di celle importate. Secondo i dati dell’agenzia Bloomberg New Energy Finance (BNEF), l'80 per cento degli impianti solari statunitensi utilizza moduli importati, prevalentemente dalla Malesia (36 per cento), Corea (21 per cento), Thailandia (9 per cento), Vietnam (9 per cento) e Cina (8 per cento). Gli altri paesi contano per circa il 17 per cento.
Era una mossa temuta, ma attesa: l'Associazione USA delle industrie dell'energia solare (SEIA) ha espresso disappunto per la decisione, preconizzando per il solo 2018 la perdita di circa 23.000 posti di lavoro negli Stati Uniti, compresi molti nel settore manifatturiero. Secondo i dati SEIA, alla fine del 2016 negli Stati Uniti erano presenti 38.000 posti di lavoro nel solare, solo 2.000 dei quali direttamente impegnati nella produzione di celle e moduli. Secondo un'analisi di GTM Research, i nuovi dazi causeranno una riduzione dell'11 per cento nell’espansione degli impianti nei prossimi cinque anni. I progetti già in corso saranno meno influenzati dalle nuove misure, se i moduli sono già stati acquistati, ma la società di consulenza prevede il maggiore impatto soprattutto per il 2019.
Sempre secondo GTM, le nuove tariffe porteranno ad un aumento medio dei prezzi dei moduli di dieci centesimi di dollaro per watt nel solo primo anno. Nel quarto anno, i prezzi saranno superiori quattro centesimi rispetto prezzo di mercato atteso. Il segmento degli impianti utility-scale sarà, con circa il 65 per cento, più fortemente influenzato rispetto ai sistemi solari privati e commerciali. Ancora a inizio anno, prima della decisione del presidente, GTM prevedeva che la capacità solare installata totale negli Stati Uniti sarebbe più che raddoppiata nei prossimi cinque anni ed entro il 2022, con un potenziale di quasi 15 gigawatt di nuova capacità fotovoltaica installabile ogni anno fino al 2022.
La presidente di SEIA, Abigail Ross Hopper ha voluto comunque sottolineare che «le tariffe non erano affatto così negative come quelle richieste da Suniva e Solarworld. La nostra industria ne uscirà. Il solare è troppo forte per essere trattenuto a lungo, ma l’impatto a breve termine di queste tariffe è grave, ed era evitabile».
La US International Trade Commission (ITC) ha avviato il procedimento nel 2017 sulla base di petizioni presentate dalle due società Suniva Inc. e Solarworld America Inc. I due richiedenti chiedevano che tutte le celle solari cristalline importate negli Stati Uniti fossero soggette a un dazio all' importazione di 40 centesimi per watt per un periodo di quattro anni, fissando al tempo stesso un prezzo minimo di vendita di 78 centesimi per watt per i moduli cristallini.
In Europa la Solar Alliance for Europe (SAFE) teme che il «crescente protezionismo» stia rallentando l'espansione dei sistemi solari. E' quindi positivo che le attuali restrizioni commerciali sui prodotti solari cinesi scadano, almeno nell'Unione europea, tra qualche mese. L'UE può e deve rimanere un contrappeso al protezionismo dell'amministrazione statunitense, ha affermato il portavoce di SAFE Holger Krawinkel.
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