SEN, seconda audizione parlamentare. Greenpeace: piano non ambizioso sulle rinnovabili

I ministri allo Sviluppo Economico e Ambiente Carlo Calenda e Gian Luca Galletti hanno presentato alle commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera la versione attuale del documento sulla Strategia Energetica nazionale (SEN). Competitività, ambiente e sicurezza le tre priorità del documento, con il quale il governo intende fare fronte agli impegni europei al 2030 e a quelli stabiliti dalla conferenza di Parigi nel 2015.
Sul fronte delle rinnovabili fotovoltaiche la SEN propone l‘introduzione entro il 2020 di gare dedicate a grandi centrali di generazione. Il mercato elettrico vedrà l‘introduzione di un mercato della capacità a partire dal 2018, gestito con un sistema di aste aperto a produttori convenzionali e rinnovabili ma con priorità alle risorse flessibili. Per il sistema elettrico viene proposto l‘ammodernamento delle reti di distribuzione per integrare la generazione distribuita, accanto alla promozione di nuova potenza di generazione, anche a gas, a integrazione e con ruolo di back-up delle rinnovabili. Nel breve-medio termine si propone anche la sperimentazione di sistemi di distribuzione chiusi per rinnovabili e cogenerazione, e più a lungo termine di modelli alternativi di mercato ed energy communities. Dal 2018 sono promessi sconti sugli oneri di sistema agli energivori.
Commentando il documento, l‘associazione ambientalista Greenpeace ha apprezzato i punti della SEN in materia di phase-out della generazione di energia dal carbone, ma ha messo in guardia da nuovi favori economici al mondo delle fossili, soprattutto in materia di costi da corrispondere a proprietari di impianti fossili non ancora ammortizzati. Lo scenario per le rinnovabili tracciato dal ministro Calenda, inoltre, per Greenpeace è «tutt’altro che ambizioso, non in linea con gli obiettivi internazionali di salvaguardia del clima. Quando parla di ‘promozione dell’autoconsumo’ - spiega Andrea Boraschi, responsabile Ambiente ed Energia di Greenpeace - Calenda dovrebbe avere l’onestà di una premessa: ricordare cioè che a oggi in Italia ogni forma di autoconsumo e scambio peer to peer di elettricità, ovvero quanto si sta sperimentando ovunque nel mondo, è fortemente scoraggiata dalla burocrazia o impedita dalle norme».
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