Ricercatori italiani rilevano che un‘interfaccia mesoporosa riduce i difetti della cella a perovskite

La vita operativa di una cella alla perovskite è influenzata dalla sua architettura interna, come è stato mostrato dal centro di ricerca Helmoltz e dal Politecnico di Berlino. Antonio Abate (HZB) e Alessio Gagliardi (TU), entrambi italiani, hanno analizzato diversi tipi di architettura delle celle fotovoltaiche preparate usando strati di trasporto elettronico agli ossidi metallici (metal-oxide electron transport layers, ETL) come TiO2 and SnO2, sotto le stesse condizioni. Un gruppo di celle ha ricevuto un‘interfaccia liscia tra perovskite ed ETL. L‘altro gruppo, con interfaccia mesoporoso, interpone tra tra perovskite e ossido metallico una struttura in cui sono presenti molti pori di piccole dimensioni. La cella con strato mesoporoso ha mostrato una produzione più stabile rispetto alle celle dell‘altro tipo. «Il beneficio garantito dall‘intefaccia mesoporosa è fondamentalmente dovuto alla sua larga superficie di scambio», spiega Abate. Questa interfaccia permette di diluire su un‘area maggiore i difetti del materiale che compromettono la vita operativa delle celle. I risultati sono stati pubblicati sul periodico ACS Energy Lett., (2018): «Mesoporous Electron-Selective Contacts Enhance the Tolerance to Interfacial Ion Accumulation in Perovskite Solar Cells,» A. Abate and A. Gagliardi. © PHOTON

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