La perovskite funziona anche quando è «bucata»

Un gruppo di lavoro del centro di ricerca Helmoltz di Berlino e dell’università di Oxford ha scoperto che strati di perovskite «sforacchiati» non presentano casi di cortocircuiti e ricombinazione delle cariche. Secondo quanto comunicato dai ricercatori, sulle celle la perovskite viene applicata per centrifugazione, tuttavia si viene a creare in questo modo uno strato non omogeneo e con diversi buchi. Questi buchi potrebbero portare a dei cortocircuiti perché permetterebbero agli strati della cella di venire a contatto, e questo avrebbe dovuto portare a riduzioni di efficienza, che però non sono state riscontrate. Al microscopio elettronico è stato rilevato come in presenza dei fori gli strati della cella non siano a contatto, ma vi sia presente invece un sottilissimo strato, frutto della separazione e della cristallizzazione, che impedisce i cortocircuiti. Questi strati sono abbastanza spessi da impedire la ricombinazione delle cariche, nonostante la presenza dei buchi nella perovskite, ha spiegato Marcus Bär, che guida il gruppo di Berlino. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Advanced Materials Interfaces: «Spatially-resolved insight into the chemical and electronic structure of solution processed perovskites – why to (not) worry about pin-holes». © PHOTON

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