Althesys: otto punti per la Strategia Energetica Nazionale

Serve un nuovo ciclo di investimenti nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica, bioenergie ma anche termoelettrico, ammodernare gli impianti e le reti e diffondere tecnologie smart e piccoli impianti puliti. Sono otto, secondo Alessandro Marangoni, CEO di Althesys e coordinatore dell’Irex Annual Report, i passi indispensabili per poter affrontare gli obiettivi europei al 2030, che vanno da un minimo del 45 per cento a quasi il 50 per cento di generazione elettrica da rinnovabili sui consumi finali lordi. In uno scenario che non preveda nuove azioni concrete – mette in guardia Marangoni, che ha presentato il suo contributo nel corso del convegno “Quale strategia energetica per l’Italia. Scenari e obiettivi per centrare gli obiettivi al 2030”, che si è svolto nell’ambito del Festival dell’Energia, nei giorni scorsi a Milano - sarebbe difficile raggiungere i nuovi target UE (27 per cento di energia da rinnovabili e 30 per cento dell’efficienza energetica). Con un parco impianti ridotto inoltre - a causa della dismissione degli impianti termoelettrici e del fine vita di quelli rinnovabili non più incentivati - sarebbe difficile fronteggiare il fabbisogno di energia elettrica, con la conseguente necessità di aumentare le importazioni di circa 99 TWh rispetto alla situazione attuale.
“Con la progressiva uscita di quasi 7 GW da impianti rinnovabili non più convenienti e la dismissione del termoelettrico per circa 12 GW, la nuova potenza prevista non riuscirebbe a colmare il disavanzo. Non solo: se non si intervenisse ora si assisterebbe a un netto peggioramento della quota di rinnovabili sui consumi finali che potrebbero passare dal 34,3 al 27,5 per cento; un trend in controtendenza rispetto a tutto il mondo, che potrebbe essere affrontato solo attuando politiche di rinnovamento degli impianti esistenti e con il sostegno all’efficienza energetica e alla generazione distribuita”.
Queste le otto proposte per una strategia dell’Italia al 2030:
1) L’Italia deve adottare un obiettivo di efficienza energetica pari almeno a quello indicato dalla Commissione Europea (30 per cento), se non maggiore.
2) Politiche per rinnovare gli impianti eolici e idroelettrici, che consentano di recuperare circa 15 TWh di energia al 2030 rispetto a uno scenario no action, con costi decisamente contenuti pari a complessivi 1,3 miliardi di euro. Ciò è attuabile prevedendo aste e contingenti dedicati al rinnovamento, che permetterebbero di rilanciare lo sviluppo degli impianti utility scale in Italia.
3) Nuovo impulso al fotovoltaico di taglia industriale: aste dedicate con contingenti compresi tra 3,4 e 8,7 GW, a seconda dell’andamento dei consumi. Questi permetterebbero di ottenere 5-12,6 TWh aggiuntivi al 2030.
4) Contributo del fotovoltaico commerciale e residenziale per il rilancio della generazione distribuita. Per il primo, si ipotizzano 800 MW-4,7 GW di capacità (a seconda dei consumi), favorendo l’autoconsumo nel settore industriale, lo sviluppo dei Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) e tramite strumenti di detrazione fiscale. Per la taglia residenziale vanno estese le attuali detrazioni fiscali, che da sole ne permetterebbero una crescita stimata in 300 MW/anno (4,2 GW al 2030).
5) Introdurre “contract for difference”, della durata di 10 anni, per evitare il phase-out delle bioenergie (circa 16 TWh al 2030).
6) Soddisfare il fabbisogno di energia al 2030 anche con la capacità termoelettrica attualmente installata in Italia, una volta completato il processo di decommissioning degli impianti più obsoleti.
7) Investire nella smart energy, cioè nelle reti intelligenti, nei contatori di seconda generazione, negli accumuli.
8) Potenziare le interconnessioni con l’estero.
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